Gnocchetti sardi alla crema di piselli e curcuma

Cara Marta,

da uno dei miei siti preferiti di cucina http://laboratorioveg.altervista.org ho adattato e cucinato questa deliziosa ricetta.

Allora ecco gli ingredienti per 4 persone:

400 gr di gnocchetti sardi

300 gr di piselli freschi o surgelati

1 cipolla bianca

1 cucchiaino scarso di curcuma

panna di soia q.b.

olio evo

sale

lievito alimentare in scaglie

Si tratta di una ricetta facilissima: fate soffriggere la cipolla con olio, aggiungete i piselli e fate cuocere per una decina di minuti, finché i piselli saranno morbidi. A quel punto frullateli con un mixer da cucina e aggiungete la curcuma e la panna di soia alla crema che avrete ottenuto. Mantecate gli gnocchetti che avrete lessato in abbondante acqua salata e servite con una spolverata di lievito alimentare in scaglie.

Buon appetito,

Valentina

PS la curcuma è una spezia che ha moltissime proprietà benefiche e infatti in India è conosciuta e utilizzata da migliaia di anni. Non a caso è una parente dello zenzero!

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STOP AL MASSACRO DEI 900 MACACHI ALLA HARLAN!!!

PER FAVORE , PRENDETEVI UN MINUTO DI TEMPO….COPIATE ED INCOLLATE QUESTA LETTERA. FIRMATELA ED INVIATELA A QUESTE EMAIL.
GRAZIE…

segreteriaministro@sanita.it
ufficiostampa@sanita.it

Egregio Ministro,
questa mail è un’altra di una lunga serie rivolta a Lei per il delicato ruolo che ricopre: una lunga serie di appelli e di proteste che vedono un solo scopo: l’abolizione della sperimentazione animale e non solo per un profilo etico (che lungi dall’essere solamente un moto emotivo, costituisce lo specchio del valore dell’uomo), ma per comprovate e largamente note ragioni scientifiche che, oggi, sono impossibili da disconoscere ed altamente pericolose da sottovalutare.

L’emergenza del momento è impedire che ai 900 MACACHI provenienti dalla Cina possa essere decretata la morte nei laboratori di vivisezione.
La protesta ha assunto un risvolto di forte contrasto che non potrà non travalicare la virtuale comunicazione.
Aver autorizzato un evento di tale grandiosità in assoluto silenzio lascia pensare che le preliminari procedure, di controllo e di verifica, siano state sapientemente trascurate.

Rivolgo quindi il mio convinto appello affinchè Lei, Signor Ministro, faccia luce su quanto sta per avvenire confidando che voglia impedire questo inutile, deplorevole e incivile massacro, che getterebbe l’Italia in un baratro senza ritorno.

Nome e cognome

CosmEtici

Cara Marta,

pur tenendo conto che tutti gli elementi contenuti nei cosmetici a un certo punto sono stati testati su animali, vale, come nel caso dei farmaci quali l’aspirina, il principio che sia giusto tentare di non incoraggiare con il nostro consumo ulteriori crudeltà e sperimentazioni, ma rivolgersi alla ricerca di prodotti non-crudeli per gli animali e non-tossici per noi.
A tal riguardo è bene saper leggere le liste degli ingredienti e conoscere alcune sostanze derivate dagli animali. Se non li mangiamo e non li indossiamo, dovremmo essere attenti anche a non spalmarceli addosso.
Questi sono alcuni degli ingredienti più comuni derivati da animali:

Carminio: è un rosso scuro ottenuto dal corpo disseccato e schiacciato della cocciniglia del carminio. Attenti ai rossetti e ai fard ma anche ai vari aperol, bitter etc colorati con E120 e E124!

Collagene: è la principale proteina dei tessuti connettivi degli animali, ricavata principalmente dai bovini, ovvero le belle e buone mucche. Si trova principalmente nelle creme.

Elastina: come per il collagene, è una proteina che deriva dai tessuti muscolari, naturalmente animali. Anche questa si trova nelle creme e affini.

Cheratina: si ricava dalle corna, piume, unghie degli animali e degli esseri umani che la impiegano in shampoo e trattamenti per rinforzare i capelli.

Acido stearico: proviene dal grasso animale ed è usato come base per i saponi. Attenti anche alle candele, meglio quelle fatte con acido stearico vegetale.

Placenta: naturalmente parliamo di quella animale, poi se qualche donna vuole usare la sua, sappia che questa è una pratica diffusa e antica. Gli animali mangiano la loro placenta, quindi è meglio che ognuno si tenga il suo!

Per me è più facile scegliere i cosmetici ricorrendo alle varie certificazioni vegan che di norma escludono anche prodotti che non derivano direttamente dall’uccisione dell’animale, ma comunque dal suo sfruttamento.
Questi sono la cera d’api,il miele, la propoli, la pappa reale, la lanolina, le proteine e il siero del latte, derivati delle uova e gli estratti della seta.

Mi sono trovata particolarmente bene con i prodotti Aveda di origine minerale anche se i prezzi sono abbastanza elevati (niente comunque  in confronto ai vari Dior, Rubinstein etc.) In Austria e Germania ho comprato alcuni prodotti della marce Alverde a prezzi davvero irrisori (dai 3 ai 10 euro per fard, mascara etc). Purtroppo non sono distribuiti in Italia ma potete acquistarli dal sito amazon.de agli stessi prezzi. Sono cosmetici vegan di origine minerale, quindi non contengono nessun derivato animale.

Per approfondimenti consiglio: http://www.consumoconsapevole.org/cosmetici_cruelty_free/lista_cruelty-free.html

e

http://www.saicosatispalmi.org/

Bella e buona, mi raccomando!
Valentina

Intorno alla corrida

Cara Marta,

ricevo e volentieri ri-pubblico una bella riflessione del nostro amico Leonardo Caffo su Corrida e specismo. L’articolo originale è stato pubblicato qui: http://asinusnovus.wordpress.com/

***

Contro la Tauroetica di Fernando Savater

di Leonardo Caffo

La forte opposizione di animalisti, e persone di buon senso, nei confronti della corrida ha portato alcune zone della Spagna alla sua abolizione. Conseguenza: molti toreri disperati (ma come vedremo, anche qualche filosofo). Alla base della richiesta abolizionista giace la consapevolezza che i tori, in quanto esseri senzienti, soffrono pene infernali ogni qual volta vengono sottoposti alle varie fasi della corrida – dalle percosse – alla morte. Recentemente Laterza ha dato alle stampe un libro del celebre filosofo Fernando Savater chiamato, a tal proposito, Tauroetica. Questo saggio filosofico, se si ha il coraggio di leggere fino alla fine quanto vi è scritto, può essere definito il Mein Kampf dei diritti animali: un’invettiva contro l’animalità a sostegno delle sofferenze più varie nei confronti di chi non è umano, oltre a costituirsi come una sovraesposizione di un sarcasmo esagerato nei riguardi di coloro che hanno cercato di difendere il diritto alla vita degli animali non umani. Esistono due modi per contrastare le tesi (poche, e parecchio povere) contenute in questo volume: (1) inneggiando allo scempio morale di cui Savater è artefice; (2) distruggendo filosoficamente i pochi argomenti che Savater isola nei rari (rarissimi) momenti di lucidità. Ora (1), per quanto lecita, non è senz’altro una strada da prendere in considerazione contro un filosofo di professione, com’è il buon Fernando, che sono sicuro gradirà il tentativo che segue – ovvero la strada numero (2) – di spazzare via le premesse su cui si basano i suoi spesso, bisogna onestamente dirlo, validi (ma infondati) argomenti. Tauroetica è diviso in due parti: nella prima, Savater contrasta l’idea antispecista in filosofia secondo cui sia sbagliato moralmente uccidere o far soffrire, per svariati motivi, esseri senzienti indipendentemente dalla specie; nella seconda parte, concluso (secondo lui) il lavoro teorico della prima, si dedica a contrastare gli oppositori della corrida. La struttura, sostanzialmente, è la seguente: creare una metateoria (parte uno) in cui rendere lecito il massacro animale e discutere una teoria locale (parte due), quella delle motivazioni culturali della corrida, che viene automaticamente resa valida dalla presunta correttezza degli argomenti isolati in precedenza. Come afferma lo stesso Savater esistono due modi di leggere il suo libro, o partendo dalla fine per poi comprendere su quali basi si fonda la sua critica al parlamento spagnolo che discute di abolire le corride, o partendo dall’inizio per sapere da subito perché la corrida, come qualsiasi altra pratica di uccisione e sofferenza animale legata alla cultura umana, siano sempre giustificate moralmente. Procedendo con ordine Fernando Savater fornisce teorie, congetture, ed argomenti degni di considerazione – in un volume di un centinaio di fogli – soltanto nelle seguenti pagine: pp. 21 – 22, pp. 38 – 39, p. 47, pp. 51 – 52, p. 56, p. 101 e p. 111. Tutto il resto è sarcasmo, contorno di citazioni, battutine e acquolina in bocca per qualche alimento animale. Per inciso, nessuno degli argomenti di Savater è nuovo entro il dibattito filosofico, e ognuno di questi è stato confutato in precedenza da autorevoli pensatori il che, e non è bello, mostra una scarsissima attenzione di Savater nei confronti della letteratura specialistica cosciente, forse compiacendosi, che solo il lettore ‘non filosofo’ potrebbe trovare convincenti i suo argomenti. La prima mossa concettuale del filosofo spagnolo (pp. 21 – 22) risiede nel sostenere che gli animali non hanno interessi e che dunque, quando attribuiamo loro proprietà umane, stiamo operando una forzatura. Gli interessi, secondo Savater (che confonde tra individui coscienti ed autocoscienti, e tra istinti ed intenzionalità) sono tali perché possiamo averli o non averli e gli animali, questi automi cartesiani, sono tali (non umani) perché non hanno interessi dunque, continua Savater, se un animale x non ha nessun interesse a non morire è giustificato trasformarlo in un salame. Almeno due problemi sono palesi in questo argomento, ammettendo (il che è falso, ma concediamo a Savater un po’ di grazia) che gli animali non abbiano davvero interessi. Esistono molti umani (si parla in filosofia di ‘casi marginali’), tipicamente malati cerebrali o terminali – comatosi, che pur essendo in vita hanno perso cognizione del mondo e non hanno (questi davvero, si pensi ad Eluana Englaro) interessi nei confronti degli stati di cose del mondo. Non avendo stabilito differenze pregresse tra animali ed umani Savater sarebbe costretto ad accettare un’industria che fa salami con malati di questo genere, e sappiamo bene che non sarebbe disposto ad un tale scempio. Concedendo meno a Savater, invece, rimane il dubbio di quali animali stia parlando. La nonchalance con qui il filosofo discute di animali che hanno, o non hanno, certe proprietà è imbarazzante: come se si potesse comprimere, diceva già il buon Jacques Derrida, tutto ciò che non è umano in una sola categoria. L’animal cognition ha dimostrato che esistono alcuni animali che hanno interessi, ad esempio certi primati e altri mammiferi, ma anche di questi in Tauroetica: nessuna traccia. Una decina di pagine dopo (pp. 38 – 39) Savater si diverte, dimostrando ancora una volta dubbie capacità filosofiche, a giocare con la parola ‘necessità’. Gli antispecisti, sostiene il filosofo dei toreri, sbagliano a sostenere che uccidere gli animali per l’umanità sia non necessario e innaturale, perché – in buona sostanza – il mondo è un grande ristorante e se sono necessarie le predazioni interne al mondo animale, lo saranno anche quelle di cui si rende artefice l’umano. A parte che qui Savater parla varie volte di volontà riferendosi agli animali, contraddicendo l’argomentazione che abbiamo discusso in precedenza, vale la pena sottolineare come continui il suo argomento sulla natura sostenendo che visto che gli animali da reddito, oramai sono frutto di selezioni genetiche umane, allora questi non hanno una loro natura e che anzi questa, se proprio va rintracciata, coincide con lo scopo per cui gli umani li hanno creati (argomento ripreso a p.101 e da cui deriva quello esposto alla fine di p. 111). Prima di tutto ‘necessario’, in filosofia, significa che un determinato stato di cose del mondo è così e non è mai possibile che non sia così. Tradotto in termini poveri, per Savater e toreri, sarebbe necessario per l’umano mangiare carne o vestirsi di animali solo e soltanto se la specie Homo Sapiens scomparisse privandosi di tale pratica. Attenzione: esistono molti mammiferi (come i gatti) carnivori obbligati, per cui l’argomento di Savater andrebbe benissimo. Ma l’umano, per sua natura, può mangiare tutto (è onnivoro) ma non deve mangiare tutto: la necessità di cui parla Savater è contingenza, e possiamo farne a meno senza problemi per noi, e con vantaggi per altri individui (gli animali non umani). In secondo luogo far coincidere la natura di un essere con lo scopo per cui viene creato è assurdo, imbarazzante, ed è quasi scortese sostenere una tesi di questo tipo. Pensiamo ad un padre (è noto il caso di Elisabeth da cui Paolo Sortino ha tratto il suo romanzo per Einaudi) che ‘alleva’ una figlia col solo scopo di violentarla e massacrarla di botte. Caro Savater: è quella natura di quella donna? Deve effettivamente subire stupri e nient’altro che stupri? Domande imbarazzanti, ovviamente, ma logica conseguenza degli argomenti di Savater che sostiene ancora (p. 51) che bisogna salvare le specie in via d’estinzione per ragioni estetiche e non etiche, e che la caccia è uno sport nobile (p. 52) perché senza di essa le campagne inglesi (lo dice davvero) perderebbero di fascino. Dulcis in fundo, il filosofo (p. 56), argomenta a favore dell’uccisione degli animali appellandosi al mistero dello “sfidare l’ordine del cosmo”, che poi bastava leggersi Girard e scoprire che il principio del sacrificio animale, purtroppo, ha come fondamento ben altro (la non vendetta degli animali sull’umano). Tauroetica, letto da un uomo ‘qualunque’ lascia perplessi, letto da un filosofo, imbarazza profondamente. Che il filosofo in questione, godendo della sua fama conquistata (meritatamente) in precedenza, possa dare alle stampe un saggio su argomenti di cui non sa palesemente nulla è molto triste, e ancor più triste è che a muovere questa invettiva filosofica siano motivazione legate al palato o al piacere estetico. Sostiene Savater che, in quanto attività su cui si è modellato l’umano, la corrida è cultura e che questa sia intoccabile. Anche i lager, secondo i nazisti, avevano funzione culturale ma, fortunatamente, anche la cultura – quando coincide con la violenza – può essere eliminata e diventare ricordo di debolezze e colpe umane di un (mai troppo) lontano passato.

Adottare un animale

Cara Marta,

se proprio non si può tenere un animale in casa per ragioni di spazio o di impegni che ci tengono troppo a lungo lontani da casa, si può adottare un animale a distanza.

In autunno siamo state insieme a Sala Biellese a visitare il rifugio per gli asinelli maltrattati, la casa italiana dell’associazione madre britanica The Donkey Sanctuary. Questo luogo incantevole situato su una collina morenica e vicino a tre riserve naturali, si occupa di accogliere asini destinati all’eutanasia o al macello (ma chi mangerà carne di asino…?) o semplicemente dismessi dopo una vita di fatica sacrificata ai bisogni dell’uomo.

Inutile parlare della bellezza di questi animali, ti mando qualche foto che te li ricorderà e qui, per chi è interessato, ci sono tutte le informazioni sulle attività e i contatti: http://www.ilrifugiodegliasinelli.org/

Noi abbiamo adottato Ombra con un contributo davvero piccolo (2 euro al mese per il loro fieno), salvata quando aveva solo 6 mesi, insieme alla sua mamma gravida e ad altri asinelli. Erano tutti destinati al mercato italiano della carne.

Sul sito della Lega Italiana Anti-vivisezione www.lav.it troverete una sezione specifica in cui potrete adottare molti altri animali. Ho regalato al mio fidanzato l’adozione di Grugno, un maiale stupendo, salvato da maltrattamenti e in stallo in un’oasi della LAV. Eccolo, una creatura innocente e meravigliosa.

Fate un gesto di compassione per gli animali e anche per voi stessi: smettete di mangiare e di sfruttare gli animali. Passate del tempo con loro invece di metterli nel piatto…ne guadagnerete in salute e in spirito. E quando vi chiedono se possono servirvi le orecchiette con le cime dicendovi “c’è un’acciughina nel soffritto, quella la mangi, no?” rispondete con fierezza che no, non mangiate neanche quella.

Ciao,
Valentina

sale in zucca a torino

Cara Marta,

incuriosita dal nome di questo locale-gastronomia che ha aperto a luglio dalle parti di casa mia, trovato oggi in una lista di locali veg della LAV, mi sono spinta oltre Corso Principe Eugenio, in via Santa Chiara 45 e ho scoperto una nuova ricchezza: Sale in Zucca http://www.saleinzucca.to.it/

Il locale, con una bella cucina a vista, ha i tavoli per mangiare gli ottimi piatti cucinati da Simona, la proprietaria del locale, la quale mi ha guidato tra i prodotti in vendita, tutti rigorosamente biologici e vegani. Tra l’altro, Sale in zucca propone anche una selezione di eccellenti libri come, ad esempio, i classici sulla cucina etica, ma anche un libro di ricette indiane senza prodotti animali e un libro sui cupcakes vegan.

Ho provato il seitan al cavolo rosso e devo dire che forse è il migliore mai assaggiato, consistenza perfetta e sapore gustoso. Su consiglio di Simona ho preso la panna spray vegetale che si può usare come base per tanti dolci e la mozzarella vegetale che non vedo l’ora di provare nella mia pasta al forno con ragù di soia!

Impeccabile, davvero, un indirizzo imperdibile per chi sta a Torino o passa di qui…

Baci,
Valentina

 

crudismo italiano

Cara Marta,

tra le varie diete rispettose della vita animale, una delle più interessanti (ed estreme) è certamente il crudismo che significa semplicemente consumare cibo non cotto.

Secondo i crudisti, la cottura, modificando troppo massicciamente la struttura molecolare del  cibo provoca un’intossicazione nel corpo e per questo raccomandano il consumo di frutta, verdura, noci e semi. Secondo la loro filosofia, una dieta bilanciata potrebbe essere costituita dal 75-80% di frutta, 10-20% di verdure (molto importanti sono quelle a foglia verde), ed un 5% di noci e semi.
La carne è naturalmente bandita e per questo la dieta crudista è seguita da molti vegani. Qualche notizia più dettagliata sui vantaggi di questo regime alimentare la trovi su:

http://www.veganitalia.com/modules/news/article.php?storyid=523&keywords=crudismo

Se ti sembra una dieta noiosa, ti consiglio di guardare le creazioni di uno chef crudista di origini italiane che vive e lavora negli Stati Uniti.
Francesco Comito, nato in provincia di Cosenza, ha creato “Make it Raw” un contenitore di idee e cibi che ruotano attorno all’idea di cibo sano e naturale che subisca meno raffinamenti possibile.
Questo è il suo sito:

http://www.makeitraw.com

Vorrei tanto assaggiare la pizza crudista!!!

Ciao, Valentina