Archivi categoria: idee / ideas

Edoardo Sanguineti, Carol Rama e la mucca pazza

La mucca pazza
Per Carol

misera me, mastiti e meningiti
ultravirali ustionano e uperizzano
cisti in cervici e carie di carditi:
corpi callosi in croste cretinizzano
arterie agglutinate e algesizzate:

partoriscono pesti e pastorizzano
acufèni acutangoli e avvinghiate
zoccolature: e gli zombi zoppeggiano:
zooiatre zoccolate zavorrate,
alienate agitate, ahimè, mi ancheggiano

Edoardo Sanguineti, 1997

 

 

Flatus vocis. Breve invito all’agire animale.

Image

Ho appena finito di leggere questo libro del mio amico, ma soprattutto pensatore e pensante, Leonardo Caffo.

La battaglia continua con un nuovo linguaggio e qualche idea per fare la rivoluzione.

Da non perdere per tutti quelli che pensano che l’antispecismo consista (solo) nello spruzzare di vernice le pellicce delle vegliarde e per quelli che conoscono a fondo l’importanza del tema.

Bravo Leo, ancora un centro!

Valentina

Appena scoperto…

Cara Marta,

non guardo mai le pubblicità su Facebook ma oggi, caso strano, mi è venuto in mente di cliccare su http://veggiecoupons.net/.

Il sito funziona come groupon ma tratta prodotti vegetariani e vegani che, tramite il meccanismo del gruppo d’acquisto, permette di comprare a prezzi scontati dei prodotti alimentari, cene in ristoranti veg ma anche viaggi e prodotti per la cura del corpo.

Sine qua non.

Valentina

 

Un bel libro sul crudismo

Cara Marta,

come sai già da qualche tempo mi sto interessando alla cucina crudista sul quale avevo già scritto qualche tempo fa.
Ho appena finito di leggere Il crudo è servito! a cura di Lucia Giovannini e Giuseppe Cocca con le ricette di Laura Cuccato e Susanna Eduini pubblicato da Edizioni My Life.

Il libro contiene un’introduzione di Lucia Giovannini che, oltre ad essere una studiosa della psiche umana e dei metodi per praticare la crescita individuale, è anche un’esperta di cucina crudista. Nella sua introduzione, ci racconta le origini e le basi del crudismo, una forma di alimentazione composta da frutta, verdura, semi, germogli e affini nella quale nessun cibo viene cotto oltre i 40 gradi. Inoltre, nell’introduzione la Giovannini spiega i motivi della dieta veg, con passaggi molto toccanti sulla nostra amicizia con gli animali e sulla necessità di una transizione globale verso un’alimentazione basata sui vegetali. Senza trascurare naturalmente le implicazioni psicologiche del cibo e le insidie che si nascondono dietro alcuni nostri automatismi nel campo dell’alimentazione.

Questo tipo di preparazioni richiede alcuni strumenti che molti di noi hanno già in cucina: frullatori, centrifughe, coltelli ben affilati e l’essiccatore, che permette di trasformare semi e bacche in gustosi crackers. Le ricette sono molto varie e gustose: io stessa baso la mia alimentazione in gran parte su cibo vegetale crudo e ne traggo enormi benefici. Segnalo la ricetta della marmellata di bacche Goji, una bacca cinese buonissima e ricca di proprietà che spalmo con gusto al mattino su una fetta di pane integrale o una galletta. Si trovano facilmente nei negozi bio e la preparazione con il frullatore è facilissima.
Per quanto riguarda i piatti salati, ho provato il caviale di alghe e aspetto l’estate per “s-cucinare” le lasagne di zucchine, naturalmente crude! Le ricette sono veramente appetitose e stimolano veramente la fantasia se si ama passare tempo in cucina. Vi sorprenderanno soprattutto i ravioli crudi di daikon e gli spaghetti di zucchine, veramente geniali.

Nell’ultima parte Giuseppe Cocca spiega le basi scientifiche di questo tipo di alimentazione, i benefici sulla salute, le ragioni dei vantaggi dell’alimentazione veg e chiarisce alcune questioni relative ai miti delle proteine e simili.

Buona lettura,
Valentina

How I Won the War o del potere delle immagini

Caro Leonardo,

leggendo il tuo racconto Lacrime pubblicato su Asinus Novus, ho rivissuto molte sensazioni con le quali mi è capitato di confrontarmi e mi sono venuti in mente dei pensieri che vorrei condividere.

Innanzitutto, lasciami fare un complimento ad Asinus Novus: mi piace questo blog così semplice e lineare che riesce a trasmettere un concetto ben preciso: lo specismo esiste ed è un problema che va combattuto con armi affilate.

Voi filosofi mi siete molto simpatici e mi piace pensare che spesso possiate essere quell’avanguardia che in passato ha già contribuito a cambiare le cose, molto di più degli artisti che ormai sono una categoria completamente auto-referenziale.

A proposito di artisti, ti racconto uno dei momenti del cambiamento che è iniziato per me un po’ di tempo fa, ma che continua a manifestarsi nei modi più impensati. Come sai io lavoro in un grande museo che si occupa di arte contemporanea. Alcuni giorni fa mi è e arrivato via email il testo di un autore che aveva selezionato, tra le tante immagini che accompagnavano il suo testo, un’immagine che mi ha parecchio turbata.

Si tratta dell’ “opera” di Wim Delvoye Art Farm del 2005 nella quale, alla periferia di Pechino, l’artista espone maiali tatuati con dei disegni ideati da lui o, più banalmente con dei loghi di multinazionali della borsetta. La foto che mi ha colpito, in particolare, mostrava un maiale (un-il-quel maiale) circondato da quattro persone intente a tatuarlo, un’immagine al tempo stesso brutale e inutile. Si sa che in quanto storici dell’arte, noi si sia più sensibili alle immagini rispetto ad altre categorie professionali e che si riesca a guardarle in modo più malizioso o smaliziato (dipende dal fine dell’atto del guardare). In questo caso, improvvisamente, il mio sguardo è diventato carico di biasimo per un’azione tanto inutile poiché finalizzata a saziare la stupida creatività di un seppur grande artista.

Lo sguardo che mi serve ogni giorno per lavorare e capire, valutare e raccontare, conservare e ricordare, è diventato ostile e si rifiuta di capire cosa ci sia dietro tale immagine per cedere alla tenerezza dell’animale non-umano che non trarrà alcun beneficio dall’essere usato come opera d’arte.

Comunque, non ho esitato un secondo e ho subito contattato l’autore del saggio, scrivendo: “La ringrazio molto del testo che leggerò appena possibile, inviandole eventuali commenti. A prima vista, se mi permette, vorrei suggerirle di prendere in considerazione l’ipotesi di rimuovere le foto dell’inutile tatuaggio sul maiale che potrebbe offendere la sensibilità di alcuni.”

Questo è il punto: la sensibilità di alcuni ma non di tanti, mai di tutti. Guardatela. A chi può dar fastidio questa immagine? E vi dà più o meno fastidio dell’immagine di un maiale in un macello? Vi provoca lo stesso dolore nelle parti basse e dovete distogliere lo sguardo? A me provoca lo stesso dolore, la stessa pena, lo stesso moto di ribellione seguito inevitabilmente dal senso di impotenza e dalle domande: come faremo a liberarli tutti, come potremo alleviare la loro sofferenza, come cancelleremo la catena alimentare sconsiderata su cui si basa il mondo occidentale intero…

Certamente rivolgere lo sguardo verso lo sguardo di qualcuno che guarda come voi, aiuta a guardare più in avanti. Sembra che questo tipo di sguardi si rafforzino verso l’infinito.

Quando vi sembra una lotta senza speranza, dedicatevi ad accudire i vostri animali, prendetevi cura di quelli abbandonati, anche economicamente se non avete tempo disponibile dal lavoro, o andate a trovarli nei rifugi. Stare con gli animali fa bene e vi restituisce il significato più profondo di quello che fate: parlare per chi non ha voce.

Siate vegani o vegetariani: molto semplicemente si sta meglio. Smettere di mangiare animali è facile, più facile di quello che si possa ragionevolmente credere.

Non vestitevi di loro, non meritano di stare attorno ai vostri piedi o ai vostri colli. Il pelo degli animali si muove insieme alle loro emozioni e non è concepibile indossare qualcosa che potrebbe darvi conforto scodinzolando, squittendo, cinguettando.

Siate indulgenti con i carnivori, molti di voi lo sono stati. Parlate e spiegate le vostre ragioni con calma e solo se venite interpellati. Non cercate di provocare ribrezzo nelle persone mentre addentano un panino al prosciutto, sono affamati e non collegheranno il cibo al senso di colpa, non vi ascolteranno. Parlate quando non vedono il panino. Allora, grazie al potere della mente collegheranno visualmente il prosciutto con il maiale e forse sarà possibile che la mente si apra.

Potere dell’immaginazione versus la realtà. 

Continuiamo a camminare e a descrivere tutti i passi di questo sentiero nuovo che con pazienza dobbiamo spiegare a tutta l’umanità, partendo da piccoli gesti di dissenso quotidiano, anche in quei settori che, come la storia dell’arte, ci sembrano immuni dallo specismo.

 

Ciao e buon viaggio,

Valentina

 

STOP AL MASSACRO DEI 900 MACACHI ALLA HARLAN!!!

PER FAVORE , PRENDETEVI UN MINUTO DI TEMPO….COPIATE ED INCOLLATE QUESTA LETTERA. FIRMATELA ED INVIATELA A QUESTE EMAIL.
GRAZIE…

segreteriaministro@sanita.it
ufficiostampa@sanita.it

Egregio Ministro,
questa mail è un’altra di una lunga serie rivolta a Lei per il delicato ruolo che ricopre: una lunga serie di appelli e di proteste che vedono un solo scopo: l’abolizione della sperimentazione animale e non solo per un profilo etico (che lungi dall’essere solamente un moto emotivo, costituisce lo specchio del valore dell’uomo), ma per comprovate e largamente note ragioni scientifiche che, oggi, sono impossibili da disconoscere ed altamente pericolose da sottovalutare.

L’emergenza del momento è impedire che ai 900 MACACHI provenienti dalla Cina possa essere decretata la morte nei laboratori di vivisezione.
La protesta ha assunto un risvolto di forte contrasto che non potrà non travalicare la virtuale comunicazione.
Aver autorizzato un evento di tale grandiosità in assoluto silenzio lascia pensare che le preliminari procedure, di controllo e di verifica, siano state sapientemente trascurate.

Rivolgo quindi il mio convinto appello affinchè Lei, Signor Ministro, faccia luce su quanto sta per avvenire confidando che voglia impedire questo inutile, deplorevole e incivile massacro, che getterebbe l’Italia in un baratro senza ritorno.

Nome e cognome

Intorno alla corrida

Cara Marta,

ricevo e volentieri ri-pubblico una bella riflessione del nostro amico Leonardo Caffo su Corrida e specismo. L’articolo originale è stato pubblicato qui: http://asinusnovus.wordpress.com/

***

Contro la Tauroetica di Fernando Savater

di Leonardo Caffo

La forte opposizione di animalisti, e persone di buon senso, nei confronti della corrida ha portato alcune zone della Spagna alla sua abolizione. Conseguenza: molti toreri disperati (ma come vedremo, anche qualche filosofo). Alla base della richiesta abolizionista giace la consapevolezza che i tori, in quanto esseri senzienti, soffrono pene infernali ogni qual volta vengono sottoposti alle varie fasi della corrida – dalle percosse – alla morte. Recentemente Laterza ha dato alle stampe un libro del celebre filosofo Fernando Savater chiamato, a tal proposito, Tauroetica. Questo saggio filosofico, se si ha il coraggio di leggere fino alla fine quanto vi è scritto, può essere definito il Mein Kampf dei diritti animali: un’invettiva contro l’animalità a sostegno delle sofferenze più varie nei confronti di chi non è umano, oltre a costituirsi come una sovraesposizione di un sarcasmo esagerato nei riguardi di coloro che hanno cercato di difendere il diritto alla vita degli animali non umani. Esistono due modi per contrastare le tesi (poche, e parecchio povere) contenute in questo volume: (1) inneggiando allo scempio morale di cui Savater è artefice; (2) distruggendo filosoficamente i pochi argomenti che Savater isola nei rari (rarissimi) momenti di lucidità. Ora (1), per quanto lecita, non è senz’altro una strada da prendere in considerazione contro un filosofo di professione, com’è il buon Fernando, che sono sicuro gradirà il tentativo che segue – ovvero la strada numero (2) – di spazzare via le premesse su cui si basano i suoi spesso, bisogna onestamente dirlo, validi (ma infondati) argomenti. Tauroetica è diviso in due parti: nella prima, Savater contrasta l’idea antispecista in filosofia secondo cui sia sbagliato moralmente uccidere o far soffrire, per svariati motivi, esseri senzienti indipendentemente dalla specie; nella seconda parte, concluso (secondo lui) il lavoro teorico della prima, si dedica a contrastare gli oppositori della corrida. La struttura, sostanzialmente, è la seguente: creare una metateoria (parte uno) in cui rendere lecito il massacro animale e discutere una teoria locale (parte due), quella delle motivazioni culturali della corrida, che viene automaticamente resa valida dalla presunta correttezza degli argomenti isolati in precedenza. Come afferma lo stesso Savater esistono due modi di leggere il suo libro, o partendo dalla fine per poi comprendere su quali basi si fonda la sua critica al parlamento spagnolo che discute di abolire le corride, o partendo dall’inizio per sapere da subito perché la corrida, come qualsiasi altra pratica di uccisione e sofferenza animale legata alla cultura umana, siano sempre giustificate moralmente. Procedendo con ordine Fernando Savater fornisce teorie, congetture, ed argomenti degni di considerazione – in un volume di un centinaio di fogli – soltanto nelle seguenti pagine: pp. 21 – 22, pp. 38 – 39, p. 47, pp. 51 – 52, p. 56, p. 101 e p. 111. Tutto il resto è sarcasmo, contorno di citazioni, battutine e acquolina in bocca per qualche alimento animale. Per inciso, nessuno degli argomenti di Savater è nuovo entro il dibattito filosofico, e ognuno di questi è stato confutato in precedenza da autorevoli pensatori il che, e non è bello, mostra una scarsissima attenzione di Savater nei confronti della letteratura specialistica cosciente, forse compiacendosi, che solo il lettore ‘non filosofo’ potrebbe trovare convincenti i suo argomenti. La prima mossa concettuale del filosofo spagnolo (pp. 21 – 22) risiede nel sostenere che gli animali non hanno interessi e che dunque, quando attribuiamo loro proprietà umane, stiamo operando una forzatura. Gli interessi, secondo Savater (che confonde tra individui coscienti ed autocoscienti, e tra istinti ed intenzionalità) sono tali perché possiamo averli o non averli e gli animali, questi automi cartesiani, sono tali (non umani) perché non hanno interessi dunque, continua Savater, se un animale x non ha nessun interesse a non morire è giustificato trasformarlo in un salame. Almeno due problemi sono palesi in questo argomento, ammettendo (il che è falso, ma concediamo a Savater un po’ di grazia) che gli animali non abbiano davvero interessi. Esistono molti umani (si parla in filosofia di ‘casi marginali’), tipicamente malati cerebrali o terminali – comatosi, che pur essendo in vita hanno perso cognizione del mondo e non hanno (questi davvero, si pensi ad Eluana Englaro) interessi nei confronti degli stati di cose del mondo. Non avendo stabilito differenze pregresse tra animali ed umani Savater sarebbe costretto ad accettare un’industria che fa salami con malati di questo genere, e sappiamo bene che non sarebbe disposto ad un tale scempio. Concedendo meno a Savater, invece, rimane il dubbio di quali animali stia parlando. La nonchalance con qui il filosofo discute di animali che hanno, o non hanno, certe proprietà è imbarazzante: come se si potesse comprimere, diceva già il buon Jacques Derrida, tutto ciò che non è umano in una sola categoria. L’animal cognition ha dimostrato che esistono alcuni animali che hanno interessi, ad esempio certi primati e altri mammiferi, ma anche di questi in Tauroetica: nessuna traccia. Una decina di pagine dopo (pp. 38 – 39) Savater si diverte, dimostrando ancora una volta dubbie capacità filosofiche, a giocare con la parola ‘necessità’. Gli antispecisti, sostiene il filosofo dei toreri, sbagliano a sostenere che uccidere gli animali per l’umanità sia non necessario e innaturale, perché – in buona sostanza – il mondo è un grande ristorante e se sono necessarie le predazioni interne al mondo animale, lo saranno anche quelle di cui si rende artefice l’umano. A parte che qui Savater parla varie volte di volontà riferendosi agli animali, contraddicendo l’argomentazione che abbiamo discusso in precedenza, vale la pena sottolineare come continui il suo argomento sulla natura sostenendo che visto che gli animali da reddito, oramai sono frutto di selezioni genetiche umane, allora questi non hanno una loro natura e che anzi questa, se proprio va rintracciata, coincide con lo scopo per cui gli umani li hanno creati (argomento ripreso a p.101 e da cui deriva quello esposto alla fine di p. 111). Prima di tutto ‘necessario’, in filosofia, significa che un determinato stato di cose del mondo è così e non è mai possibile che non sia così. Tradotto in termini poveri, per Savater e toreri, sarebbe necessario per l’umano mangiare carne o vestirsi di animali solo e soltanto se la specie Homo Sapiens scomparisse privandosi di tale pratica. Attenzione: esistono molti mammiferi (come i gatti) carnivori obbligati, per cui l’argomento di Savater andrebbe benissimo. Ma l’umano, per sua natura, può mangiare tutto (è onnivoro) ma non deve mangiare tutto: la necessità di cui parla Savater è contingenza, e possiamo farne a meno senza problemi per noi, e con vantaggi per altri individui (gli animali non umani). In secondo luogo far coincidere la natura di un essere con lo scopo per cui viene creato è assurdo, imbarazzante, ed è quasi scortese sostenere una tesi di questo tipo. Pensiamo ad un padre (è noto il caso di Elisabeth da cui Paolo Sortino ha tratto il suo romanzo per Einaudi) che ‘alleva’ una figlia col solo scopo di violentarla e massacrarla di botte. Caro Savater: è quella natura di quella donna? Deve effettivamente subire stupri e nient’altro che stupri? Domande imbarazzanti, ovviamente, ma logica conseguenza degli argomenti di Savater che sostiene ancora (p. 51) che bisogna salvare le specie in via d’estinzione per ragioni estetiche e non etiche, e che la caccia è uno sport nobile (p. 52) perché senza di essa le campagne inglesi (lo dice davvero) perderebbero di fascino. Dulcis in fundo, il filosofo (p. 56), argomenta a favore dell’uccisione degli animali appellandosi al mistero dello “sfidare l’ordine del cosmo”, che poi bastava leggersi Girard e scoprire che il principio del sacrificio animale, purtroppo, ha come fondamento ben altro (la non vendetta degli animali sull’umano). Tauroetica, letto da un uomo ‘qualunque’ lascia perplessi, letto da un filosofo, imbarazza profondamente. Che il filosofo in questione, godendo della sua fama conquistata (meritatamente) in precedenza, possa dare alle stampe un saggio su argomenti di cui non sa palesemente nulla è molto triste, e ancor più triste è che a muovere questa invettiva filosofica siano motivazione legate al palato o al piacere estetico. Sostiene Savater che, in quanto attività su cui si è modellato l’umano, la corrida è cultura e che questa sia intoccabile. Anche i lager, secondo i nazisti, avevano funzione culturale ma, fortunatamente, anche la cultura – quando coincide con la violenza – può essere eliminata e diventare ricordo di debolezze e colpe umane di un (mai troppo) lontano passato.